Obama-administrasie steek Bengazi-oorlewendes weg

Trey Gowdy
Trey Gowdy

‘n Republikeinse verteenwoordiger Trey Gowdy (R-SC) het Donderdag in die geselskap van Greta Van Susteren op Foxnews die Obama-skandale bespreek.

Dié onthullings volg nadat Jake Tapper op CNN die nuus gebreek het dat daar “tientalle” CIA-agente teenwoordig was in Benghazi op die 9/11-herdenking toe die Amerikaanse konsulaat aangeval is en ambassadeur Chris Stevens tydens die aanval dood is.

Die geheime agentskap doen sedertdien besonder baie moeite om seker te maak dat dit waarmee hule besig was in Libië, ‘n geheim bly.

Gowdy het aan Greta gesê die Obama-administrasie steek van die oorlewendes weg, versprei hulle regoor die VSA, en verander hul name.

Terselftertyd noem Obama Benghazi ‘n “kamma-skandaal”.

Veiligheidsbronne het weereens bevestig dat ambasseur Stevens besig was om wapens – waaronder Stingermissiele – aan terreurgroepe wat al-Kaida insluit, te lewer en fundamentaliste te werf om Sirië se wettige regering omver te werp.

I problemi razziali del Sud Africa sone sempre pi? gravi

Image‘Sud Africa’ è sinonimo di ‘paradosso’. Inizialmente, questo paese era stao, erroneamente, visto come un luogo dove ci doveva essere una grande tensione razziale. Dopo la scalata al potere dell’ANC nel 1994, si pretese che il Sud Africa fosse entrato in un periodo post-razzista, e molti stranieri hanno addirittura affermato che il Sud Africa era divenuto un esempio di collaborazione multiculturale e multirazziale.

Invece, ogni ottimismo si rivelò ben presto sbagliato. Sembrerebbe invece che il Sud Africa, dopo il suo ingresso nei tempi post-apartheid, sia divenuto il teatro di un confronto razziale al quale prima non si pensava neppure – e non certo perché i sudafricani, negli ultimi dieci anni, siano divenuti più ‘razzialmente consapevoli’.

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Poche settimane fa, un gruppo di giornalisti negri hanno impedito a giornalisti bianchi, non esclusi alcuni stranieri, di assistere a una riunione dell’Unione di Giornalisti Negri. I giornalisti bianchi ‘liberali’ hanno espresso la loro sorpresa e la loro ripulsa verso questa iniziativa, che invece è stata appoggiata dai propagandisti giornalistici negri e da politici ugualmente negri.

Dal 1994 il Sud Africa è stato polarizzato dalla volontà di raggiungere ‘quote razziali’. Questo, come conseguenza delle politiche governative pilotate dall’ideologia della ‘trasformazione’ – che si è manifestata come una forma radicale di ‘azione correttiva’ contro i bianchi (il che significa una ‘discriminazione positiva’ – "affirmative action"). Nell’economia, nell’istruzione, nello sport, valgono le ‘percentuali razziali’. Siccome i negri fanno l’80% della popolazione, l’80% dei medici, degli ingegneri, dei dirigenti amministrativi e dei giocatori di rugby devono essere negri – nonostante il fatto che meno dell’1% degli studenti negri riesca a superare gli esami di matematica alla fine della loro carriera scolastica e che la maggioranza di loro preferisca il calcio al rugby.

Un recente incidente che ha attratto l’attenzione di tutto il paese è stato la diffusione di un video satirico fatto da un gruppo di studenti dell’università del Vrystaat. Questo video, che è stato descritto dai media come dilettantesco e volgare, mostrava la partecipazione di quattro addette negre alle pulizie a una specie di rituale iniziatico/magico nelle cucine universitarie di Reitz (Vrystaat) – a Reitz sta una sede dell’università.

Le immagini di donne che, nel rituale in questione, devono ingerire ogni sorta di pattume e anche prendere parte a una corsa a ostacoli e a una partita di rugby, sono state segnalate dalla stampa locale ed estera come come un fatto razzista: fino a che la CNN non diffuse anch’essa una parte del video.

Per circa due settimane il video del Vrystaat fu la ‘notizia’ più importante nel paese e fece del ‘razzismo’ il problema principale nel medesimo. Nel video non si mostravano incidenti personali o fatti di sangue, ma questo non servì a diminuire l’isteria di massa inscenata dai media. Quando si ricordi che negli ultimi 10 anni circa 30.000 bianchi sudafricani sono stati assassinati da negri e che circa 70.000 donne bianche sono state violentate da negri, un video studentesco potrebbe anche non sembrare una cosa tanto importante.

Ma nei tempi odierni, nei quali i bianchi vengono indicati come colpevoli e i negri sono stati resi feroci, il video è arrivato come il cacio sui maccheroni. Ci ha fatto vedere perfettamente che il sogno di un Sud Africa ‘non razziale’ non è altro che un fantasma. L’apartheid aveva tenuto le razze separate, invece la ‘trasformazione’, ha scatenato per la  prima volta l’odio razziale nel paese – in particolare, quello dei negri verso i bianchi. Non mancano certuni, fra i negri, che assicurano che in Sud Africa ci vuole un dittatore come Robert Mugabe che mandi via tutti i i bianchi senza curarsi delle conseguenze.

E’ probabile che questa sia la prima volta che il fatto ‘razza’ sia divenuto il problema fondamentale del Sud Africa, dal punto di vista politico, sociale, culturale. Quanto più certi ‘scienziati’, politici e giornalisti negano la realtà del fatto biologico razziale, tanto più esso diviene un fattore politico e un marchio di identità. La ‘trasformazione’ genera ogni sorta di situazioni assurde, per cui, per esempio, gli ingegneri bianchi non possono più lavorare nella fornitura nazionale dell’elettricità, con la conseguenza di interruzioni croniche nella fornitura del servizio elettrico. Ma l’ossessione razziale dell’élite negra e di certi ‘intellettuali’ bianchi di sinistra, sta spingendo il paese verso il baratro.

E’ possibile che un giorno arrivi a esserci uno sterminio generalizzato della popolazione bianca del paese o una fuga in massa della medesima, come è successo in Zimbabwe – staremo a vedere. C’è anche la possibilità che in Sud Africa si sviluppi una guerra civile o qualcosa di peggio. Se un semplice video può polarizzare la nazione, quali potranno essere le conseguenze della fanatizzazione tnica, soprattutto dei negri, portata avanti dai media?

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Zimbabwe: l’utopia multiculturale

ImageCome conseguenza di un’inflazione del 15.000%, che adesso è un record mondiale, la maggior parte degli abitanti delpianeta hannosentito parlare dello Zimbabwe. La settimana scorsa l’ex-dirigente della vecchia Rhodesia, Ian Smith, è morto a Città del Capo. Alla fine degli anni ’70 Smith fu tradito dall’Inghilterra in modo che Mugabe potesse impossessarsi di quelloche allora, assieme alSud Africa, era lo stato più ricco dell’Africa subsahariana.

Può sembrare strano, ma leggendo la biografia di Hillary Clinton, mi è subito venuto in mente lo Zimbabwe. Era una brava ragazza conservatrice di Ridge Park (stato di Illinois, Stati Uniti) che, perduta la giusta via, finì negli ambienti liberali e multiculturali. Durante il suo primo anno nel ‘college’ di Wellesley, essa fu la segretaria dei Giovani Repubblicani. Al congresso nazionale repubblicano del1968, a Miami, appoggiava la candidatura di Nelson Rockefeller e sviluppò un’intensa antipatia per Nixon; e le sembrò di percepire un’aria di ‘razzismo’ nel congresso.

L’ondata multiculturale non si è riversata soltanto sulla povera Hillary; ma su intere regioni del mondo. In Sud Africa, la ‘lotta contro il razzismo’ ha condotto a uno dei sistemi più discriminanti che ci siano mai stati: diretto contro i bianchi. I governi conservatori e pro-occidentali che un tempo erano gestiti da bianchi sono stati sostituiti da regimi radicali ‘africanisti’ che sono all’avanguardia della rivoluzione terzomondiale contro l’Occidente.

Nello Zimbabwe l’economia, il sistema scolastico, la sanità e i trasporti stanno tornando all’età della pietra. Le scuole non funzionano più e secondo un recente rapportodel Daily Telegraph alcune parti dell’Università di Zimbabwe sono state trasformate in bordelli. Una studentessa ha detto: che cosa si può fare se nonsi ricevono che dei miserabili 2 milioni di dollari zimbabweani (meno di 2 euro) al semestre?

Per la maggior parte degli europei e degli americani Zimbabwe è uno di quei paesi terzomondiali che non si sa bene dove siano. Eppure il sistema fanaticamente antibianco di Mugabe non è altro che una delle manifestazioni del movimento multiculturale internazionale

Per quel che riguarda il multiculturalismo, Zimbabwe rappresenta ciò che Cuba rappresenta per il comunismo: la soppressione della religione e la sua sostituzione con la religione secolarizzata marxista. La religione marxista fece di Cuba un satellite malaticcio dell’Unione Sovietica. L’idea che Castro aveva del marxismo era tanto radicata che essa non fu modificata dallacaduta del muro di Berlinoe dalla liberazione dell’Europa Orientale.

L’8 e il 9 dicembre, gli eurocrati di Bruxelles terranno una conferenza a Lisbona alla quale Mugabe sarà invitato assieme a un gruppetto di dittatori e assassini africani. Sorprende che il primo ministro inglese Gordon Brown si sia dichiarato contrario alla presenza di Mugabe.

Ci si domanda perchè. Furono proprio le sanzioni economiche e militari che l’Inghilterra mise in atto contro la Rhodesia che portarono al potere il compagno Bob. E lo storico Thomas Pakenham, nel suo libro The scramble for Africa del 1992, scrisse: "Negli ultimi dieci anni lo Zimbabwe ha chiuso la bocca ai critici … I dirigenti delnuovo stato, che rano stati in prigione o al confino,hanno trattato le loro minoranze, bianche e nere, con encomiabile moderazione"

C’è chi dice che l’Africa non ha subito alcun fallimento, ma solo livelli diversi di successo. Saccheggiare la propria terra, fare pulizia etnica dei propri concittadini di razza bianca e mettere alla fame il proprio popolo significa, per loro, progresso: almeno fino a tanto che questa situazione sarà strumentale alla distruzione dell’Occidente.

Parecchi hanno affermato che il multiculturalismo non è altro che una forma di comunismo; ma recentementeio ho incominciato a pensare che il multiculturalismo può essere peggio del comunismo. Nonostante tutto, gli est-europei sono riusciti a dare un’educazione alla propria popolazione, a fare loro imparare il balletto e la musica classica e, in ultima, sono riusciti a contribuire alla diffusione della civilt, sia pure in modo alquanto perverso. Invece il multiculturalismo si indirizza solo verso la barbarie, come adesso vediamo in Sud Africa e Zimbabwe. Diversamente dal comunismo, che almeno ci dette Prokofiev e l’architettura social-realistica di Nowa Huta a Cracovia, il multiculturalismo non è altro che distruzione pura 

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